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La gelosia in coppia: quando l’amore incontra la paura

  • Immagine del redattore: Elisa De Martini
    Elisa De Martini
  • 5 gen
  • Tempo di lettura: 3 min


La gelosia raramente si presenta annunciandosi.Più spesso si insinua nei dettagli: una domanda ripetuta, un’irritazione improvvisa, un silenzio che pesa più di mille parole. È un’emozione che mette a disagio perché costringe a guardare zone di sé che preferiremmo ignorare. Eppure, proprio per questo, è una delle emozioni più rivelatrici della vita di coppia.

Nel senso comune la gelosia viene spesso confusa con il possesso o con la mancanza di fiducia. E se, invece, fosse qualcosa di più profondo? Una risposta psichica alla possibilità di perdere l’oggetto d’amore, reale o immaginata. Non parla solo dell’altro, ma racconta il modo in cui ciascuno di noi vive il legame, la dipendenza affettiva, il valore di sé.

Già Sigmund Freud descriveva la gelosia come un’esperienza stratificata, in cui il presente riattiva conflitti antichi. Quando si è gelosi, spesso non si sta reagendo solo a ciò che accade qui e ora, ma a qualcosa che ha a che fare con la propria storia emotiva, con le prime relazioni, con il modo in cui si è imparato ad amare e a sentirsi amabili. In questa prospettiva, la gelosia diventa una lente attraverso cui osservare il proprio stile di attaccamento. Le teorie di John Bowlby hanno mostrato come le esperienze precoci con le figure significative plasmino il nostro modo di vivere la vicinanza e la separazione. Quando il legame è stato incostante, imprevedibile o emotivamente insicuro, l’amore adulto può riattivare antiche paure di abbandono. La gelosia, allora, non è tanto il timore di perdere il partner, quanto il terrore di rivivere una perdita già conosciuta.

Molto spesso, dietro la gelosia si nasconde una domanda silenziosa: “Sono abbastanza?”È una domanda che tocca il nucleo profondo del senso di valore personale. In questi casi la presenza di un terzo – reale o solo immaginato – diventa lo specchio di una fragilità interna. Non è l’altro a essere davvero minaccioso, ma l’idea, profondamente radicata, di poter essere sostituibili.

Quando la gelosia non trova parole, tende a trasformarsi in controllo, accuse, ritiro emotivo o conflitti ricorrenti. La coppia rischia di organizzarsi attorno alla paura, più che al desiderio. Tuttavia, se ascoltata e pensata, la gelosia può diventare una preziosa fonte di informazioni sulla relazione e su sè stessi.

Questo diventa particolarmente evidente quando la coppia si confronta con il tema dell’apertura relazionale. L’idea che una relazione aperta elimini la gelosia è un mito. Spesso accade l’opposto: l’apertura rende visibili emozioni che prima restavano latenti. Dal punto di vista clinico, non è la struttura della coppia a determinare il benessere, ma la capacità dei partner di riconoscere, mentalizzare e comunicare ciò che provano. In alcune relazioni l’apertura può diventare uno spazio di crescita, in altre mette in luce ferite non elaborate, mostrando con chiarezza ciò che chiede attenzione.

In questo senso, la gelosia non è un errore del sistema, ma un segnale. Indica un punto sensibile, un nodo emotivo che merita ascolto. Nel lavoro psicologico non si tratta di “liberarsene”, ma di comprenderne il linguaggio: cosa protegge, cosa teme, cosa rivela del modo in cui si ama.

Quando la gelosia smette di essere agita e diventa pensabile, può trasformarsi. Da forza distruttiva diventa occasione di conoscenza, di maggiore intimità, a volte persino di cambiamento profondo nel modo di stare in relazione.

Forse è proprio qui che la gelosia mostra il suo volto meno temuto: non come nemica dell’amore, ma come una delle sue forme più complesse e sincere.

 
 
 

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